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Se si vende è arte

                                        (Frank Lloyd)

 

E' un mondo difficile, come cantava Carotone qualche anno fa. Essere limpidi, onesti con sé stessi con il proprio lavoro, e con il mondo di maschere attorno a noi è sempre più difficile.

Il mondo dell'arte non fa eccezione, è un mondo difficile. 

L'umanità ha scelto di giocare a Monopoli e si sa che lo scopo di questo gioco, non è abbellire un giardino, né aggiudicarsi il premio del più buono, ma quello di accumulare più ricchezze.

Il mondo dell'arte non fa eccezione, anche qui si vogliono accumulare ricchezze.  Il bello, il vero, l'autentico, il rigoroso, sembrano essere effetti collaterali o alibi per giustificare il prezzo a fronte di uno scarso valore. “Oggi, di tutto si conosce il prezzo e di nulla il valore” (O. Wilde).

 

La mostra “Arte disastrat(t)a” vuole essere una denuncia, una lettera aperta, un Je accuse, nei confronti del mercato dell'arte. “L'arte viene prodotta dal privo di talento e venduta dal privo di scrupoli al perplesso” (Al Capp).

 

Non sono il primo, non sarò l'ultimo a muovere contro l'ingiustizia perpetrata contro gli artisti veri ed i galleristi onesti che loro chiamo a mio appoggio e conforto, contro un sistema di prostituzione dell'arte asservita a meri interessi economici. “Artista: un uomo che non  prostituirà mai la sua arte, eccetto che per denaro” (Henri Meyers).

 

Mi tirerò contro li strali dei venditori, sempre che vengano a sapere di questo evento, ma ad essi dico che capisco bene anche che bisogna pur vivere, ed anche io spero di vendere i miei lavori. Ho provato a scambiare una mia poesia con una bolletta della luce, ma non hanno accettato. Non ce l'ho dunque tout cour con il mercato dell'arte, ce l'ho contro un mercato che è fine a sé stesso, ce l'ho con i galleristi che fanno pagare agli artisti 3000 euri per esporre nella loro “prestigiosa” galleria 15 giorni, ce l'ho con i critici prezzolati che nei giorni pari dicono peste e corna dell'arte contemporanea e i giorni dispari la incensano come fosse l'unica vera arte. Ma ce l'ho anche con quei pittori, ma anche scrittori, poeti, scultori, attori..., perchè la cosa non si limita al mondo dell'arte figurativa, ma si estende rizomatica a tutte le arti che accettano, per vanità, per egocentrismo incontrollato o vattelappesca cosa di soggiacere a queste condizioni che non fanno altro che soffocare il meritevole, l'onesto, il pulito, il ricercatore. “Se è arte non può essere popolare e se è popolare non può essere arte” (Arnold Shomberg).

Poi ci sono gli speculatori puri, i banchieri dell'arte che non acquistano per elevare il proprio spirito, ma comprano a 10 nella speranza di vendere a 100. “Quando i banchieri si riuniscono per cena, discutono di arte. Quando gli artisti si riuniscono per cena, discutono di denaro” (Oscar Wilde).

Così può accadere di vedere esposta in pompa magna un'opera di prezzo e di saper marcire in uno scantinato un'opera di valore. “Un'opera d'arte si spegne, impallidisce nelle stanze dove ha un prezzo ma non un valore” (Ernst Junger).

 

Alla “Mostra d'arte disastrat(t)a” vedrete così esposti alcuni preclari esempi di arte prezzata. Dai movimenti epigonisti, alle opere di dubbio valore, dalle vere provocazioni (Merda d'artista di Manzoni) alle vere supercazzole.

 

La soluzione? Domandare, chiedere, chiedere sempre all'artista il significato delle proprie opere, se di vera arte concettuale si tratta, allora deve pur esserci un concetto. L'artista non è un folle, è un lucido ricercatore, a volte così illuminato da poter sembrar, a chi vive immerso nelle pastoie del quotidiano, un pazzo. “L'artista sostiene la tensione degli opposti” (Erik Neumann).

 

                    “L'artista deve superare l'ostacolo di sé stesso”

                                     (C. G. Jung).

 

 

Date le premesse, dunque, la Mostra d'arte disastrat(t)a avrà come colonna centrale del suo edificio una regola che non è artistica ma di mercato ovvero quella fondamentale della “Domanda e dell'offerta”. Le opere verranno messe in vendita ad un prezzo iniziale w simbolico di 33 euri. Venduta la prima, è evidente che ne rimarranno meno e dunque diminuirà l'offerta. Alla seconda domanda di acquisto il prezzo verrà raddoppiato e così via finchè vi sarà domanda. 

Al termine dei sette giorni di esposizione le opere rimaste invendute verranno portate nella terrazza esterna alla torretta e, una ad una, bruciate. Il senso di questa operazione è ancipite, ovvero: l'opera viene bruciata a significare il suo nullo valore artistico ma, ne contempo, eliminando l'invenduto si renderà l'acquistato più raro, pezzi unici di quell'evento il che che ne aumenterà il prezzo.


 

Inaugurazione: il 18/11/2017 alle 17:00
 

Orario:

da lun. al ven. 15:30 18:30

sab. e dom. 10:30 - 13:00 / 15:30 - 18:30


 

Informazioni:
tel. 3391256497
e-mail: info@fondazionegaraventa.it

 

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